Sonetti romaneschi/L'editto su le feste I

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L'editto su le feste

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L'urtimo ggiorno de carnovale L'editto su le feste II

 
     Hai ’nteso che ccarezze hanno intimato
a cchi opre bbottega in ne le feste?
Caristie, guerre, terremoti, peste,
e antre2 a ggenio suo der Vicariato.
              5
     O cchiese o spezziarie: fora de queste
drento Roma ha da stà ttutto serrato.
Guai chi sse move!3 guai chi ppijja fiato!
guai chi pporta un zomaro co le sceste! 4
              
     E nnò mmuli, e nnò bbovi, e nnò mmajali...
10Inzomma a ’ggni paràfrico5 sc’è scritto
quarche ccosa de bbestie o dd’animali.
              
     Vedi un po’ ssi6 de bbestie è nnescessario
de parlanne7 sei vorte8 in un editto,
e ssette co la firma der Vicario!


21 febbraio 1836


Note

  1. Editto sull’osservanza delle feste, pubblicato dal cardinale D. Carlo de principi Odescalchi (Vicario di Gregorio XVI) il 18 febbraio 1836, e ritirato il dí 20, secondo il consueto stile del Goventuo pontificio. Questo editto, farà epoca per la sua singolarità, e resterà famoso non meno che l’altro celebre emanato nel 1831 dal cardinale Tommaso Bernetti, Segretario di Stato dello stesso Pontefice, contro i ribelli, e come il celeberrimo del cardinale Antonio Pallotta, Legato a latere di Leone XII, per la estirpazione de’ malviventi nella provincia di Marittima e Campagna. Anzi, circa la faccenda de’ flagelli, ora meritati ora immeritati da questa Santa Città, è bene di confrontare le parole del nostro odierno editto sulle feste e di quella dell’anno 1835 sul cholera.
  2. Ed altre.
  3. Chi si muove.
  4. Un somaro colle ceste.
  5. Ad ogni paragrafo.
  6. Or vedi se.
  7. Di parlarne.
  8. Sei volte.