Sonetti romaneschi/L'invetrïata de carta

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L'invetrïata de carta

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Li rimedi simpatichi III Er Re e la Reggina

 
     Era du’ ora, e stavo ar mi’ bbanchetto
a ccuscí un tacco a una sciavatta1 fina,
quanto... bbún! ssento un botto a la vetrina, 2
eppoi: «Se pò appiccià3 sto moccoletto?».
              5
     Io do un zarto4 e cch’edè?!5 vvedo un pivetto 6
tutto-quanto impiastrato de farina,
che sse7 sporge co un pezzo de fasscina
tra li fojji8 stracciati, inzino ar petto.
              
     M’arzo,9 agguanto10 una forma, apro, esco fora,
10vedo una cosa bbianca, e, incecalito, 11
do una formata in testa a una siggnora.
              
     Lei fa uno strillo: io scappo; ma er marito
m’arriva, e mme ne dà, cristo!, c’ancora
me sce sento er groppone indormentito.


27 marzo 1834


Note

  1. Ciabatta.
  2. Bussola della bottega.
  3. Accendere.
  4. Salto.
  5. Che è? cosè?
  6. Un fraschetta.
  7. Si.
  8. Fogli.
  9. M’alzo.
  10. Afferro.
  11. Abbacinato.