Sonetti romaneschi/La Caccia de la Reggina

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La Caccia de la Reggina

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La schizziggnosa II Er marito de la mojje

 
     ’Na Regginella annanno2 in portantina
a ccaccia in d’una macchia ariservata,
vede una bbestia nera che ss’inchina
fra le frasche, e cce3 resta arimpiattata.
              5
     Presto pijja la mira la Reggina,
e, ppúnfete, je dà ’n’archibbusciata;
e ggià ssu cquella bbestia mmalandrina
tiè la siconna4 bbotta preparata.
              
     «Oh ddio, sagra Maestà, nnun m’accidete»,
10strillò una vosce for de la verdura:
«io nun zò5 un porco, Artezza mia, sò un prete».
              
     La Reggina a sto strillo ebbe pavura;
e jje disse: «Aló, in gabbia;6 e imparerete
a spaventamme in corpo la cratura».


Roma, 10 febbraio 1833


Note

  1. Questo fatto veramente accadde presso Sorrento, dove cacciava all’uso reale la moglie di Francesco I Re del Regno delle due Sicilie.
  2. Andando.
  3. Ci.
  4. Seconda.
  5. Sono.
  6. In carcere. La Regina difatti condannò il prete-porco ad un tempo di reclusione entro un convento per averle fatto paura nel gridare mercé.