Sonetti romaneschi/La bbotta de fianco

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La bbotta de fianco

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Li musi de lei La serva de lo spappino

 
     E cchi vv’ha ddetto mai, sora piccosa,
che in ne la zucca nun ciavete sale?
Io nun ho detto mai sta simir-cosa,
ché discennola a vvoi, direbbe2 male.
              5
     Anzi, le bburle a pparte, sora Rosa:
pô esse tistimonio er zor Pascuale
si jjerzera vôtanno l’orinale
nun disse3 che vvoi sete appititosa.
              
     E cciaggiontai,4 guardate si cce cojjo, 5
10c’ortr’ar zale c’avete in ner griterio 6
tienete er pepe drento a cquell’imbrojjo.
              
     Scappò7 allora ridenno er sor Zaverio:
«Co ssale e ppepe e cquattro gocce d’ojjo
poderissimo8 facce9 er cazzimperio».10


10 novembre 1831 - Der medemo


Note

  1. Il frizzo.
  2. Direi.
  3. Dissi.
  4. Ci aggiuntai (aggiunsi).
  5. Ci colgo.
  6. Criterio.
  7. Scappare, in romanesco, vale anche: «uscir dicendo».
  8. Potremmo.
  9. Farci.
  10. Nome volgare della salsa, composta cogli anzidetti ingredienti.