Sonetti romaneschi/Li cancelletti

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Li cancelletti

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Me ne rido Er vino

 
     Ma cchi ddiavolo, cristo!, l’ha ttentato
sto pontescife nostro bbenedetto
d’annàcce2 a sseguestrà ccor cancelletto
quella grazzia-de-ddio che Iddio scià3 ddato!
              5
     La sera, armanco,4 doppo avé ssudato,
s’entrava in zanta pace in d’un buscetto 5
a bbeve6 co l’amichi7 quer goccetto,
e arifiatà8 lo stommico assetato.
              
     Ne pô ppenzà de ppiú sto Santopadre,
10pôzzi avé bbene9 li mortacci sui
e cquella santa freggna de su’ madre?
              
     Cqui nun ze10 fa ppe mmormorà, ffratello,
perché sse11 sa cch’er padronaccio è llui:
ma ccaso lui crepassi,12 addio cancello.13


Terni, 2 ottobre 1831 - De Pepp’er tosto


Note

  1. Leone XII fece porre alle porte delle bettole un cancello onde per mezzo a quello si spacciasse il vino, ed alcuno non si fermasse dentro a bere. Così tutti bevevano per le strade, con non minorazione di scandalo.
  2. Andarci.
  3. Ci ha.
  4. Almeno.
  5. Buchetto.
  6. Bere.
  7. Con gli amici.
  8. Ristorare.
  9. Possano aver bene.
  10. Si.
  11. Si.
  12. Nel caso ch’egli crepasse.
  13. Di fatti Pio VIII, successore di Leone, fece tor via i cancelletti, de’ quali in certi rioni il popolo fece tanti falò.