Sonetti romaneschi/Li dilettanti del lotto II

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Li dilettanti del lotto

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     «C’hai ggiucato?» «Ottantuno pe ssiconno». 1
«Bbono: me piasce. Io sce ll’ho ddrent’a un terno
e a ’n’ambo; e pprima che ffinischi inverno,
nun c’è ccaso, ha da usscí, ccascassi2 er monno».
              5
     «La figura de nove, sor Rimonno,
ha da fà st’anno sospirà er governo.
Vedi ch’er ventisette lo chiuderno 3
pe Ffiorenza, e ppe Rroma l’arivònno?» 4
              
     «Te sbajji,5 Checco6 mio: quello è er zimpatico
10de l’antr’anno: pe cquesto è er discidotto.
De ste regole cqui ssei poco pratico».
              
     «Bbe’, è ffigura de nove quello puro. 7
E in tutta la seguenza, o ssopra o ssotto,
pe ssei mesi sc’è er nummero sicuro».


25 febbraio 1837


Note

  1. Per secondo estratto.
  2. Cascasse il mondo.
  3. Lo chiusero. Quando le poste raccolte sopra un numero, o un ambo, o un terno qualunque, ecc., superano una certa mèta prestabilita, il di piú vien restituito ai giuocatori, annullandone i giuochi: e allora dicesi esser chiuso il numero, ecc.
  4. Lo rivogliono.
  5. Ti sbagli, per «sbagli».
  6. Francesco.
  7. Pure.