Sonetti romaneschi/Li dilettanti del lotto III

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Li dilettanti del lotto

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Li dilettanti del lotto II Li gatti dell'appiggionante

 
     Come diavolo mai me sò1 accecato
a nun capí la gàbbola der mago!
Ma ssenti: l’incontrai sabbito2 ar lago; 3
disce: «É da jjeri che nun ho mmaggnato».
              5
     Lo porto all’osteria: lui maggna: io pago:
l’oste sparecchia; e ddoppo sparecchiato
er mago pijja un cane llí accucciato 4
e jje lega la coda co uno spago.
              
     Io fo un ambo: tre er cane, e ccoda ar nove.
10Ebbè, azzécchesce5 un po’? ppe pprim’astratto 6
viè ffora com’un razzo er trentanove.
              
     Ma eh? ppoteva dàmmelo ppiú cchiaro?
Nun l’avería7 capito puro8 un gatto?
L’avevo da legà, pporco-somaro!


26 febbraio 1837


Note

  1. Mi sono.
  2. Sabato.
  3. In ogni sabato e domenica di agosto si allaga artificialmente la Piazza Navona.
  4. Cucciato.
  5. Azzeccaci: indovinaci.
  6. Estratto.
  7. L’avrebbe.
  8. Pure.