Sonetti romaneschi/VI/Er patto-stucco

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VI - Un conto arto-arto VI - Er Curato de ggiustizzia

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     Sto2 prelato a la fijja der zartore,
che cciannava a stirajje3 li rocchetti,
je fesce vede4 drent’a un tiratore
una sciòtola5 piena de papetti, 6
              5
     discennoje:7 «Si vvòi che tte lo metti, 8
sò ttutti tui9 e tte li do dde core».
E llei fesce bbocchino e ddu’ ghiggnetti,
eppoi s’arzò er guarnello10 a Mmonziggnore.
              
     Terminato l’affare, er zemprisciano 11
10pe ppagajje12 er noleggio de la sporta, 13
pijjò un papetto e jje lo messe14 in mano.
              
     Disce: «Uno solo?! e cche vvor dí sta torta? 15
Ereno tutti mii!...»16 - «Fijjola, piano»,
disce, «sò ttutti tui, uno pe vvorta».17


Terni, 16 ottobre 1833


Note

  1. Far patto-stucco, vale: «fare un contratto complessivo di tutte le sue parti a un solo prezzo prestabilito».
  2. Questo.
  3. Ci andava a stirargli, ecc.
  4. Le fece vedere.
  5. Ciotola.
  6. Il papetto è moneta d’argento da due paoli.
  7. Dicendole.
  8. Se vuoi che te lo metta. Dove poi e che, Dio lo sa!
  9. Son tutti tuoi.
  10. Si alzò la vesta.
  11. Ironia di semplice.
  12. Per pagarle.
  13. Vedine il senso nel Son...
  14. Le lo mise.
  15. Che è questo?
  16. Erano tutti miei!...
  17. Uno per volta.