Sonetti romaneschi II/Er Papa cappellaro

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Er Papa cappellaro

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ER PAPA CAPPELLARO


 
     Bbenedetto sia sempre quelle scianche 1
Che cce portorno er Papa Cappellaro!
Ammalappena ch’io sentii lo sparo, 2
Disse: ecco a Rroma le gabbelle franche.
              
     Ce l’ha mmannato3 un angiolo! e cquann’anche
Nun fossi4 bbono de trovà un ripparo
A li guai nostri, è ssempre un Papa raro
Piú dd’un bon oste e dde le mosche bbianche.
              
     Suda frascico,5 e ppiaggne, e sse dispera,
Arrocchia6 editti, e impasta, e inforna e sforna,
Pe bbuttà ttutto ggiú cquello che cc’era.
              
     Ma, oh ddio, vò rrinunzià! cché nnun je torna 7
De fà sta vita da matina a ssera,
Pe ccosa poi? per avé mmazza e ccorna.8


Roma, 2 febbraio 1833


Note

  1. Gambe.
  2. Del Castello, annunziatore della elezione.
  3. Mandato.
  4. Fosse.
  5. Fracido: suda a profluvio.
  6. Arrocchiare: fare con abbondanza e precipitazione alla meglio o alla peggio.
  7. Tornare: in questo senso vale: “trovare il suo conto„.
  8. Danno e scorno.