Sonetti romaneschi II/Er Paradiso

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L'immasciatore L'appiggionante de sù


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ER PARADISO


 
     No, Rreggina1 mia bbella, in paradiso
Nun perdi tempo co ggnisun lavoro:
Nun ce trovi antro che vviolini, riso,
E ppandescèlo,2 ciovè ppane d’oro.
              
     Là, a ddà udjenza ar giudio, pòzz’èsse acciso!, 3
Nun ce metteno er becco4 antro che lloro, 5
Come si ttutto-cuanto sto tesoro
Fussi fatto pe un cazzo scirconciso. 6
              
     Ecco che ddisce7 sto ggiudío scontento: 8
“Sopra li leggi vecchi, mordivoi,
Per vita mia! sta tutto el fonnamento„. 9
              
     Ma llui nun zà10 che Ggesucristo poi
Ner morí fesce un’antro testamento,
=== no match ===

E ’r paradiso l’ha llassato a nnoi.


Roma 23 novembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Regina è presso il popolo un comune nome battesimale.
  2. Panem de coelo.
  3. Modo tolto dal vernacolo napoletano.
  4. Mettere il becco, cioè: “penetrare„.
  5. Essi (con entrambe le o larghe).
  6. Circonciso (con la c strisciata).
  7. Dice.
  8. Sgarbato, spiacevole.
  9. Maniera di parlare degli ebrei romani. Mordivói è una parola con la quale esclamano nel parlare altrui, o se ne servono come di voce pronominale di apostrofe. Per vita mia, uno de’ giuramenti ebraici. Fondamento con la e larga.
  10. Non sa.