Sonetti romaneschi II/Er bon capo d'anno

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La gabbella der vino È 'na Bbabbilonia


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ER BON CAPO D'ANNO


 
     Bbon capo-d’ajjo1 a llei, sora Maria.
Nun c’è arisposta? e cche vvor dí? vve fanno? 2
Eh oggi s’ha da vive in alegria
E nnun pijjasse de ggnisun malanno.
              
     Anzi, io volevo, per nun dí bbuscía,
Che ffascessimo inzieme un contrabbanno;
Ché cquer che se fa oggi, sposa3 mia,
Poi se seguita a ffà ppe ttutto l’anno. 4
              
     Tutti li gusti hanno da èsse a ccoppia
In sto ggiorno; e inzinenta in paradiso
Se dà a li santi la pietanza doppia.
              
     E pperché er Papa ha mmesso er giubbileo? 5

=== no match ===
Perché er bambin Gesú ss’è ccirconciso,
E ’r fijjolo de Ddio s’è ffatto ebbreo.


Roma, 24 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Capo d’anno, in modo scherzevole.
  2. Far le creste, le paturne, cioè avere il “mal umore„.
  3. Sposa (pron. colla o stretta) è il titolo d’onore che si dà a tutte le donne.
  4. Questa è l’opinione generale, che al principio dell’anno si debba fare di ogni cosa piacevole un po’, dappoicché ciò nel primo giorno dell’anno si fa, e quello in tutti gli altri si prosegue.
  5. Su ciò vedi i sonetti…