Sonetti romaneschi II/Er coruccio

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La vesta La vita dell'Omo


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ER CORUCCIO


 
     Sò2 bbello accusí nnero? eh? ddi’, sò bbello?
Nun paro3 er Mannataro de la Morte?
Stamo in guai, cammerata, ma in guai forte:
Sò ffinite le scene4 in zur più bbello.
              
     Er padrone ha sserrato mezze porte,
E ccià5 mmesso sto scencio6 sur cappello,
Pe vvia ch’è mmorto er zoscero ar fratello
De la mojje der fijjo de la corte.
              
     Tu nun hai da guardà ll’Immassciatore
Si7 rride co nnoantri e sse ne fotte:
Abbasta che ppe nnoi piaggni er colore.
              
     Tratanto hai da sapé che sto dolore
Ha da durà tre mmesi e mmezza notte:
Poi mettemo er coruccio ar cacatore.8

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Roma, 18 gennaio 1833


Note

  1. Corruccio: gramaglia.
  2. Sono.
  3. Paio, sembro.
  4. Cene.
  5. Ci ha.
  6. Cencio.
  7. Se.
  8. Espressione di molto uso, allorché si vuol fare intendere il poco interesse che si prende di certi avvenimenti che altri vorrebbe farci sentire calamitosi.