Sonetti romaneschi II/Er decretone

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Er sede Er giudisce


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ER DECRETONE


 
     Stamme a ssentí. Da cuarche ssettimana
Vado a ppulí le scarpe la matina
A un avocato de strada Bbaccina 2
Incirconciso3 a ora de campana. 4
              
     Oh indovinesce un po’, Mmuccio,5 indovina
Che ggenio ha sto fijjol d’una puttana:
De vestimmese in coppola e ssottana 6
E bbiastimamme in lingua lattarina. 7
              
     M’aricconta le cause c’ha indifese: 8
Me parla d’Accimetti9 e dde somario, 10
De le lite smorzate e dde l’accese:
              
     Der Tribbunal de Rota e dder Ficario: 11
E ’ggni matina me tierrebbe un mese
Cor quietovive12 de sto bber zalario.


Roma, 1° dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Décrotteur.
  2. Contrada di Roma.
  3. Circumcirca (modo ironico).
  4. La campana delle udienze del foro.
  5. Giacomuccio.
  6. Berretta e sottana: abito di costume de’ legali in ufficio.
  7. Latina (modo ironico).
  8. Difese.
  9. Monsignor A. C. Met., Auditor Camerae Met. (medesimo): nome turchesco (Acmet) che si dà a uno de’ prelati giudici della Camera.
  10. Sommario.
  11. Vicario (ironia).

  12. === no match ===
    Quieto vivere: nome dato a tuttociò che, gustando altrui, lo fa aderire ad alcunché di amaro.