Sonetti romaneschi II/Er galantomo II

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Li parafurmini I La santissima Ternità



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ER GALANTOMO II


 
     Nun ce vò mmica tanto pe ssapello
Si ssei un galantomo o un birbaccione.
Senti messa? sei scritto a le missione? 1
Cuann’è vviggijja, magni er tarantello?
              
     A le Madonne je cacci er cappello?
Vôi bbene ar Papa? fai le devozzione? 2
Si ttrovi crosce3 ar muro in d’un portone,
Le scompisci, o arinfòderi l’uscello?
              
     Dichi er zottumprisidio cuanno t’arzi?
Tienghi in zaccoccia er zegno der cristiano? <ref>

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La corona del rosario. </ref>
Fai mai la scala-santa4 a ppiedi scarzi?
              
     Tienghi l’acquasantiera accapalletto? 5
Duncue sei galantomo, e ha’ tant’in mano
Da fà ppuro abbozzà6 Ddio bbenedetto.


Terni, 11 novembre 1832 - Der medemo


Note

  1. È in Roma una fratellanza addetta alla predicazione per le pubbliche vie, e per le chiese.
  2. Frequenti i sagramenti.
  3. Croci. È uso di molti che per salvare da lordure l’interno de’ loro portoni, vi traccino sui muri delle croci, che rispettate o no mal convengono al luogo e al fine.
  4. Scala creduta del pretorio di Pilato, che si sale in Roma colle ginocchia.
  5. A capo al letto.
  6. Tacere.