Sonetti romaneschi II/Er marito contento

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Er fuso Li bballi novi


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ER MARITO CONTENTO


 
     Te fischieno l’orecchie?2 Oh vva’ le teste! 3
E a mmé, ssi ccasomai, me rode er naso. 4
Tu in testa sciài li scrupoli: io le creste. 5
Potemo sbarattà ccaso pe ccaso.
              
     Le cose noi le famo leste leste,
Nò, Titta? Tu ssei bbirbo e fficcanaso:
Io me metto li panni de le feste: 6
Du’ còccole,7 e tte faccio perzuaso.
              
     Chi mmena er primo lui mena du’ vorte:
Duncue, all’erta, ch’io sò llesto de mano,
E li cazzotti li provedo a sporte.
              
     Nun ha da preme8 a vvoi, sor ciarafano, 9
Si mmi’ mojje me fa lle fusa-torte.
Eppoi, che cc’è da dí? Nnassce un cristiano.


Roma 9 gennaio 1833 - Der medemo


Note

  1. È in Roma un meno volgar nome di consimile senso: Cornelio-Tacito.
  2. Fischian le orecchie. Dicesi accadere questo fenomeno, allorché altri mormori di te.
  3. Or vedi i cervelli!
  4. Rodere il naso: aver prurito di piatire.
  5. La collera.
  6. Mettersi i panni delle feste, cioè: “porsi in acconcio di farsi rispettare„.
  7. Busse.
  8. Premere, interessare.
  9. Imbecille.