Sonetti romaneschi II/Er parlà bbuffo

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Er call'e 'r freddo Li fijji


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ER PARLÀ BBUFFO


 
     “Coso, hai cosato er coso ch’er Zor Coso
Cosò jjerzera in quela cosa tonna!„. 1
Eh a sto sciangotto2 tuo tanto curioso
Ma cchi ddiavolo vòi che tt’arisponna? 3
              
     Io sce vorebbe vede4 la Madonna
O cquarche Ssanto ppiú mmiracoloso,
Si ppotessi sbrojjà sta bbaraonna 5
De sciarle che mme fai senza riposo.
              
     Coso, cosa, cosato!... Ma, Vvincenza,
Come protenni6 poi che cchi tte sente
Nun te ridi sur muso? abbi pascenza!
              
     Come te perzuadi che la ggente
T’abbi da intenne!7 Cuant’a mmé, in cusscenza,
Nun capisco davero un accidente.8

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Roma, 3 febbraio 1833


Note

  1. Il coso, la cosa, il cosare sono belli e comodi vocaboli, che cavano assai bene d’impaccio chi ha difetto di termini: e nel discorso romano fanno una continua ed eccellente figura.
  2. Borbottio.
  3. Ti risponda.
  4. Ci vorrei vedere.
  5. Baraonda equivale a “caos, confusione„.
  6. Pretendi.
  7. Intendere.
  8. Nulla affatto.