Sonetti romaneschi II/Er poveta ariscallato

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Er duello de Dàvide Le curze d'una vorta


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ER POVETA ARISCALLATO


 
     Accidenti, per dio! cuesta è la prima
Che mm’è ssuccessa in ventott’anni e mmezzo.
Cosa ve dole ? v’ho llevato un pezzo
De nobbirtà? vv’ho dditto una bbiastima? 2
              
     Pe ddu’ parole che ssò entrate in rima
Fate sta puzza,3 e jje roppete er prezzo, 4
Dànnome5 der gruggnaccio verd’e mmezzo, 6
Cuanno oggnuno Iddio sa ccosa me stima!
              
     A mmé ttisico marcio! a mmé cceroto!
A mmé stinchetto co cquarc’antra cosa,
Che vve conzòli un fir7 de terramoto!
              
     Io c’ho una guancia tanta appititosa,
Che ssi viè Rraffaelle Bbonaroto
La pijja a ccalo8 pe ccolor
=== no match ===
de rosa!


Roma, 9 gennaio 1833 - Der medemo


Note

  1. Riscaldato, irato.
  2. Bestemmia.
  3. Chiasso, bravata.
  4. Date in escandescenza, prorompete, ecc.
  5. Dandomi.
  6. Mezzo, colla e stretta e con le zz aspre: vizzo.
  7. Un fil.
  8. Il pretendere a calo è frase appartenente a quel contratto, che si fa comperando la cera in candele pel solo prezzo della parte da consumarsi, rendendo poi il resto.