Sonetti romaneschi II/Er pupazzaro e 'r giudio

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Er pupazzaro e 'r giudisce Le laggnanze


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ER PUPAZZARO E 'R GIUDIO


 
     Te disse1 de quer giudisce de ddio 2
Che ppe ffà un ber presepio ar zu’ regazzo
S’aggranfiò3 un giorno in ner casotto mio
’na caccoletta4 de trentun pupazzo?
              
     Tu ggià de scerto te sei creso5 ch’io
Doppo quer fatto, senz’antro strapazzo,
Guadaggnasse la lite cor giudio:
E ppe l’appunto ho gguadaggnato un cazzo.
              
     Quer fariseo co la su’ faccia pronta
M’appoggiò6 ’na sentenza da mascello,
E cciò avuto accusí cciccia pe ggionta. 7
              
     Ma ssenti mó cche ggalantomo è cquello,
E la ggiustizzia sua si8 cquanto conta:
Me sò appellato, e l’ho vvinta in appello.


Roma, 26 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Ti dissi.
  2. Ironia.
  3. Aggranfiare: verbo derivato dal nome granfie, cioè: “artigli„.
  4. Una bagattella.
  5. Creduto.
  6. Mi diede.
  7. Giunta alla derrata.
  8. Particella di ripieno.