Sonetti romaneschi II/Er ricurzo ar presidente

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Li teatri de mó I Tutte a mmé!

Pagina:Sonetti romaneschi II.djvu/392

ER RICURZO AR PRESIDENTE


 
     Sor Presidente mio, per avé ddetto
Ste poche cose che ssò ttutte vere,
Cuela2 nidata llà dde panze-nere 3
Me minacciorno inzino er cavalletto.
              
     Se fesce avanti un ber4 cherubbignere, 5
Me messe, bbontà ssua, le man’in petto,
E ssenza manco arrenneme6 er bijjetto
Me cacciò ffora come un cavajjere.
              
     Perché, ddich’io, nun fanno come in chiesa,
Che cchi nun vò li bbanchi sc’è la ssedia?
Pe pparte mia7 me la sarebbe8 presa.
              
     Ma cquesta intanto come s’arimedia?
Ho da bbuttà l’incommido e la spesa,
E llassajje9 er testone10 e la commedia?


Roma, 20 gennaio 1833


Note

  1. Presidente regionario di Polizia.
  2. Quella.
  3. Gente abbietta, così detta dall’andare colle pance annerite dal sole che le percuote nelle loro nudità. Qui è detto in via di dispregio.
  4. Bel.
  5. Carabiniere: soldato di polizia.
  6. Rendermi.
  7. In quanto a me.
  8. Sarei.
  9. Lasciar loro.
  10. Vedi la nota… del Sonetto…