Sonetti romaneschi II/Er romano de Roma

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Er governo de li ggiacubbini L'innustria


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ER ROMANO DE ROMA


 
     Ma un galantomo senza un’arte in mano
A li tempi che ssò ccome la sfanga?
Pretenneressi ch’io pijji la vanga
E vvadi a llavorà ccome un villano?
              
     Tu ddamme un po’ de tempo ch’er Zovrano
Me provedi e mme levi da la fanga;
E allora vederai s’io sò una stanga, 1
O ppago chi ha d’avé dda bbon cristiano.
              
     Io fui bbono a ttirajje la carrozza 2
Ar zor Grigorio, e llui fa l’ingiustizzia
De nun damme un quadrino che lo strozza.
              
     E mme lassa li fijji pe mmalizzia
A ppiaggne nott’e ggiorno a-vvita-mozza, 3
Che jje se vede in faccia l’armestizzia.4

no match[modifica]

Roma, 23 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Stanga, stangone, stangheggiare: tutti vocaboli indicanti dolorosa difficoltà nel pagare.
  2. Vedi i sonetti…
  3. Dirottamente.
  4. Questa è una di quelle parole che escono dalla bocca di coloro che vogliono sfoggiare di parlare in punta.