Sonetti romaneschi II/Er tempo bbono II

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Er tempo bbono

../Er Papa cappellaro ../Li coggnomi IncludiIntestazione 2 maggio 2010 75% Sonetti

Er Papa cappellaro Li coggnomi


[p. 406 modifica]

ER TEMPO BBONO

 
     Ah,1 nnun è ggnente: è un nuvolo che ppassa.
Eppoi nun zenti che nnun scotta er zole? 2
Eppoi, come a mmé er callo nun me dole
nun piove scerto. Ah, è una ggiornata grassa.
              5
     Mentre portavo a ccasa le bbrasciole, 3
c’era una nebbia in celo bbassa bbassa...
Lo sai, la nebbia come trova lassa: 4
nun pole5 piove, via, propio nun pole.
              
     Lo capimo da noi, sora ggialloffia, 6
10che cquanno è ttempo rosso a la calata,
ne la matina appresso o ppiove o ssoffia.
              
     Io nun vedde però nne la serata
le stelle fitte: duncue, ar piú, bbazzoffia 7
pol’èsse oggi, ma nnò bbrutta ggiornata.


Roma, 2 febbraio 1833


Note

  1. Questa è una interiezione, dinotante nel caso presente che la opinione di chi parla è diversa da quella di chi ascolta, intorno al soggetto in quistione. Per pronunciarla a dovere, devesi mandare un suono dubbio, accompagnato da un leggero crollamento di capo e da una smorfia di labbra.
  2. Le stelle dense, il sole che scotta, sono pel volgo forieri di pioggia. L’indizio delle stelle è dei due il più stupendo.
  3. Bragiuole.
  4. Lascia.
  5. Pole, talora puole, sono termini ricercati, che chi si picca di ben parlare adopera invece di può: e questo per analogia di vuole.
  6. Donna giallastra.
  7. Il bazzoffio è una specie di quid-medium.