Sonetti romaneschi II/Er zoffraggio

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Er Nibbio Un pessce raro


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ER ZOFFRAGGIO


 
     “Mamma, pijjo er baiocco a la canestra
Perché ggià er mannataro<ref>I mandatari, sono una specie di servi eccesiastici della fraternità di Roma. Vestiti d’una goffa livrea, o dicasi pure divisa, coi colori della compagnia alla quale appartengono, precedono i convogli funebri; intimano le associazioni dei cadaveri, alle quali i confratelli concorrono in numero proporzionato al peso della candela che vi debbono lucrare; hanno cura della proprietà interna de’ loro instituti; e una volta per settimana vanno in abito di costume e con una bussoletta fra le mani a cantare sotto a’ balconi de’ devoti certa nenia monotona che chiede sempre danaro e termina con un Deo-gratias. Ve ne ha in giro della Compagnia della Morte, del Suffragio, di Gesù Nazzareno, di Maria SS.ma del Soccorso, di S. Gregorio Taumaturgo protettore dei casi disperati, ecc.; e il Deo-gratias di quest’ultimo è il più solenne

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e stirato che si possa desiderare. Il tempo musicale di esso ha il valore di due buone massime. </ref> de la Morte
L’ho ssentito strillà ttre o cquattro vorte
Giù in ner portone e ssotto a la finestra.
              
     La lemosina, ha ddetto la maestra
C’ar purgatorio je va a uprí le porte,
E ffa ll’anime sante íllere1 e fforte
Com’a nnoiantri er vino e la minestra.
              
     Caso che nnoi ste porte oggi l’uprimo,
Mamma, cor un baiocco de soffraggio,
Chi scappa fora?„ “Chi sse trova er primo„.
              
     “Perché nun l’ha l’inferno st’avantaggio?„
“Segno, fijja, che nnoi cuanno morimo 2
Famo3 pe annà a l’inferno un antro viaggio„.


Roma, 8 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Ilari.
  2. Moriamo.
  3. Facciamo.