Sonetti romaneschi II/L'immasciatore

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L'esame der Zignore Er Paradiso


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L'IMMASCIATORE


 
     Ne le carrozze che mmó avemo trovo
Co llacchè avanti e sservitori appresso,
C’è er Ministro der Re ch’è annato ar covo 2
De cuer paese c’hanno fatto adesso. 3
              
     Disce4 che jj’abbi detto er Re a un dipresso:
“Conte, vattene a Rroma in borgo-novo, 5
E ddí ar Papa, a mmi’ nome, ggenufresso:
Santo Padre, accusí me l’aritrovo„. 6

     Questi sò ttutti fatti piani piani;
Ma nun s’intenne come un Conte solo
S’ha dda chiamà Cquattordisci Villani! 7
              
     Val’a ddí ch’er zor Conte noi Romani,
Ogni cuarvorta che cce va a ffasciolo, 8
Lo potémo chiamà Du’ Velletrani. 9

no match[modifica]

Roma, 23 novembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Il Ministro del Belgio, che presentò le sue credenziali al Papa il 23 novembre 1832.
  2. Espressione beffarda, che vale “che è andato a occupare„ ecc.
  3. Il nuovo Regno.
  4. Dicono, dicesi.
  5. Il Vaticano, odierna residenza del Pontefice, è in fine di quel Borgo.
  6. Formula che il Romanesco, al giuoco d’azzardo così detto del marroncino, pronunzia nel gettare una moneta, quasi protesta contro gli eventi contrari del suo giuoco.
  7. Vilain XIV.
  8. Ogni qualvolta ci piaccia.
  9. Il popolo di Roma chiama i cittadini di Velletri: Velletrani, sette volte villani.