Sonetti romaneschi II/L'immasciatori de Roma

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L'immasciatori de Roma

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La vanosa La vedovanza


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L'IMMASCIATORI DE ROMA.

 
     Disce quer Meo che llavava li legni
De la Reggina morta de le Trujje,1
Che li Re-de-corona de li regni
Ortr’ar fà tra dde loro tante bbujje,2
              
     Ce manneno cquà a nnoi sti bell’ordegni,
Pe ppagà l’indurgenze co le pujje,3
E ppe ccacciasse auffa4 li disegni
De le cchiese de Roma e de le gujje.
              
     Mó p’er Re d’Appollonia e dde le Russe
C’è Ccacarini tuo de quella sera:5
Pe li du’ frosci6 Merluzzoffe e Bbusse.7
              
     E ppe ffà co sti tré naso-e-pprimiera8
S’è vvienuto a inquartà sto Nuncefusse9
St’areng’arrosto10 de monzú Tullera.11

25 gennaio 1832.

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  1. Maria Luisa di Borbone, già Regina d’Etruria. [Mèo: Bartolommeo.]
  2. Liti.
  3. Gettoni da giuoco.
  4. [Rilevare a ufo.]
  5. Gagarin, ministro per Russia e Polonia. [De quella sera: allude al fatto raccontato nel sonetto: L’astrazzione ecc., 16 genn. 32.
  6. Tedeschi, cioè Austria e Prussia. [Le fròsce (da non confondersi con fròssce, flosce) sono “froge;„ e friscióne si chiama il “fruscone,„ perchè ha il becco molto grosso. Froscio dunque, propriamente, significa: “uomo con le froge grosse;„ ma si applica solo a’ settentrionali, e particolarmente ai Tedeschi e agli Austriaci. Qualche volta però s’usa anche nel senso di “rosso, zotico,„ e simili.]
  7. Lutzow e Bunsen (Busse, cioè “colpi„).
  8. Noto giuoco d’invito.
  9. [Non-ci-fosse.] Nome di scherzo, a persona che forse non si vorrebbe.
  10. Pesce sfumato. [Aringa. Ma qui, metaforicamente, per “uomo magro e bruno.„]
  11. Saint-Aulaire. Tullera, nome romanesco di spregio. [E la cagione dello spregio, si capirà facilmente, quando si ricordi che il conte di Sainte-Aulaire fu, per debito d’ufficio, uno degli esecutori principali di quella perfida politica francese, la quale dopo aver provocato per il proprio tornaconto la rivoluzione nostra del 1831, la lasciò miseramente soffocare dall’Austria, smentendo così la solenne promessa di far rispettare il principio del non intervento, alla quale gl’Italiani si erano cautamente affidati.]