Sonetti romaneschi II/L'innustria

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Er romano de Roma Er portone d'un Ziggnore


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L'INNUSTRIA


 
     Un giorno che arrestai1 propio a la fetta, 2
Senz’avé mmanco l’arma d’un quadrino,
Senti che ccosa fo: curro ar cammino
E roppo in cuattro pezzi la paletta.
              
     Poi me l’invorto sott’a la ggiacchetta 3
E vvado a spasso pe Ccampovaccino 4
A aspettà cquarche ingrese milordino 5
Da dajje una corcata co l’accetta. 6
              
     De fatti, ecco che vviè cquer c’aspettavo.
“Signore, guardi un po’ cquest’anticajja
C’avemo trovo jjeri in de lo scavo„.
              
     Lui se ficca l’occhiali, la scannajja, 7
Me mette in mano un scudo, e ddisce: “Bbravo!„.
E accusí a Rroma se pela la cuajja.


Roma, 23 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Restai.
  2. Al verde.
  3. Vestito corto de’ volgari.
  4. Campo-vaccino, o Foro-boario: nomi moderni del Foro Romano.
  5. Vedi il sonetto…
  6. Colcare alcuno, vale: “farlo giù, ingannarlo„.
  7. La scandaglia, la osserva.