Sonetti romaneschi II/L'occhiaticcio

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Er caffettiere fisolofo Er foconcino


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L'OCCHIATICCIO


 
     “Cuanto sta bbene er Papa! cuant’è bbello!
Che appitito che ttiè nner rifettorio!
Ma cche ssalute ha sto Papa Grigorio!
Cuesto campa una bbotte e un sgummarello!„. 2
              
     Piano, piano: e cch’edè?!3 Spara Castello?!
C’è er funtanon de San Pietro Montorio?! 4
Voréssivo5 godé st’antro6 mortorio?
Voréssivo vedé sto mortiscello?
              
     Basta, Lesandro mio: bbasta, Mazzocchio:
Nun ne dite de ppiú, fijji mii cari,
Perché ccor tanto dí, ppoi viè lo scrocchio. 7
              
     Ggià, sti Papi de Ddio, sti su’ vicarj
Dovrebbeno portà ccontro er mal occhio
Er pel der Tasso come li somari. 8

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Roma, 22 gennaio 1833


Note

  1. Il mal occhio: il fascino; il mal augurio. Si sa che senza dubbio accade disgrazia a quelle persone o cose che sieno troppo lodate!
  2. Campa molto e un altro po’ più. Lo sgommarello è un utensile di ferro o di rame, con lungo manico per attingere liquidi da un vaso che ne contenga.
  3. Che è?
  4. Celebre fontana sul Gianicolo, la cui acqua cadendo nel bacino fa molto fracasso.
  5. Vorreste.
  6. Altro.
  7. Lo scoppio di qualche disastro.
  8. Ai cavalli, per lo più da carretti, ed agli asini favoriti, si adorna il capo di pelo di tasso onde preservarli dal mal occhio de’ malevoli.