Sonetti romaneschi II/L'ommini der Monno novo

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La mala stella Er terramoto de venardí


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L'OMMINI DER MONNO NOVO


 
     Questo dallo a d’intenne ar Padre Patta 1
Quello che disce: Vienite davanti.
Lo so dda me cche cce sò ttanti e ttanti
Che nun vonno ignottì la pappa fatta. 2
              
     Ma st’anime de miccio,3 sti fumanti,
Sti frammasoni, sta ggentaccia matta,
Li spadini li tiengheno de latta:
Sò bboni a cciarle, ma nnò a ffasse avanti.
              
     La bballa4 de sti poveri Cardèi 5
Vò scopà li soprani6 e ffalli fori
Pe ddí pôi scirpa7 e ffà le carte lei.
              
     Ma ppôi puro risponne a sti dottori
Che Iddio l’ommini, for de cinqu’o ssei,
Tutti l’antri l’
=== no match ===
ha ffatti servitori.


19 gennaio 1832 - Der medemo


Note

  1. È in Roma rinomanza di un padre Patta confessore, che non potendo credere a una certa continenza protestatagli da un suo penitente, gli dicesse: “Figlio, venite davanti„ e portatosi questi innanzi al confessionale, a lui soggiunse: “Datela ad intendere a questi coglioni„.
  2. Le cose da altri ordinate.
  3. Gente di perduta vita.
  4. Congrega.
  5. Caldei, per “imbecilli„.
  6. Sovrani.
  7. Parola che pronunziata dal volgo nell’impadronirsi manescamente di alcuna cosa, la rende secondo essi irrepetibile.