Sonetti romaneschi II/L'uffisci

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Er custituto Certe condanne...



[p. 197 modifica]

L'UFFISCI


 
     Nun c’è ppiú ccarità, ffijja, oggiggiorno:
Sò ttutti orzi1 coll’anime de cani.
Come nun porti da dajje li spani 2
Tu ppòi morí che nun je preme un corno.
              
     Sercio3 sta strada scento4 vorte ar giorno
Inzinenta5 dall’arco de pantani: 6
E lloro? ogg’e ddomani, ogg’e ddomani:
E io santa pascenza, e cciaritorno. 7
              
     Credi, si cce sò ssanti in Paradiso
J’ho rrotto li cojjoni uno per uno: 8
Ebbè? nun trovo mai ggnente indisciso! 9
              
     Mó nun c’è udienza, mó nun c’è ggnisuno:
O è ppresto, o è ttardi: un po’ è ffarro, un po’ è riso, 10
E io logro le scarpe e sto a ddiggiuno.


Roma, 3 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Orsi.
  2. Spano, cioè: “il mangiare che si dà agl’impiegati, o per corromperli, o per farli rispettare il loro dovere„.
  3. Selcio, cioè: “batto, consumo„.
  4. Cento.
  5. Sino.
  6. Avanzo del Foro di Nerva.
  7. Ci ritorno.
  8. Li ho annoiati pregando ad uno ad uno.
  9. Deciso.
  10. Ora è una cosa, ora è l’altra.