Sonetti romaneschi II/La bbonifiscenza

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L'uomo bbono bbono bbono La povera madre I


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LA BBONIFISCENZA


 
     Sussidj dar Curato?! eh, Nanna!, penza
Che cquanno sciannò1 jjeri mi’ marito
A ppiagne, cuer cristiano imbastardito,
Cuer corpaccio satollo ebbe cuscenza
              
     D’arisponneje: “Hai letto l’indurgenza
Fijjo, ch’er Zanto padre scià2 arricchito
Chi ppentito contrito e cconvertito
Diggiunerà pe ssanta penitenza?„.
              
     Ma nun zò ccose da svejjatte er vommito?
Da pijjà un’arma, e a st’anime de cane
Fajje, pe ccristo, mozzicasse er gommito? 3
              
     Duncue, cuanno la sera a nnoi sce4 tocca
Sentí li fijji a ddomannacce5 er pane,
Che6 jje mettemo,
=== no match ===
un’indurgenza, in bocca?


Roma, 30 novembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Ci andò.
  2. Ci ha.
  3. Fare altrui mordersi il gomito, vale: “prendere vendetta, farlo per dolore, prorompere in crudeli e difficili atti contro se stesso„.
  4. Ci.
  5. Dimandarci.
  6. Cosa. Pronunziata con vigore.