Sonetti romaneschi II/La concubbinazzione

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Er confronto Er cimiterio de la Morte


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LA CONCUBBINAZZIONE


 
     “Ma, Eminenza, si vvò, llei pò aggiustalla:
M’ajjuti pe l’amor de la Madonna!
Sta supprica che cqui ggià è la siconna,
E intanto ho ffame e ddormo a Ssanta Galla„.2
              
     A ste parole, da una stanzia ggialla
Entra e ttrapassa una gran bella donna,
Eppo’ un decane3 co ’na conca tonna
E un ber cuccomo pieno d’acqua calla.
              
     Er Cardinale me se fesce rosso
Com’un gammero cotto,4 a sto passaggio;
E nnun zeppe5 ppiú ddì: “Fijjo, nun posso„.
              
     Ma ccome je sscennessi allora un raggio
Dar celo, pe llevammese da dosso
Stese er riscritto, e sse n’annò ar bon viaggio.


Roma, 9 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Storpiamento ironico del vocabolo combinazione.
  2. Ospizio che dà ricovero la notte a chi è privo d’alloggio.
  3. Vedi la nota 4 del sonetto.
  4. Esiste in Roma il Collegio Germanico-Ungarico, i cui alunni pel loro vestimento rosso vengono detti gamberi-cotti.
  5. Seppe.