Sonetti romaneschi II/La gabbella der vino

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Le carcere Er bon capo d'anno


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LA GABBELLA DER VINO


 
     L’entrata1 c’hanno messo a le cupelle 2
Ve lo dich’io ch’edè: ttutto un ripicco 3
Der Tesoriere, perché nun c’è er micco 4
Che jje dà aggratis da rempí la pelle.
              
     Ma ssi sto grillo in testa io me lo ficco,
Lui da mé nun ce pijja bbaiocchelle: 5
Ché a la fine er Governo è ttanto ricco
Da fregasse de tutte le gabbelle.
              
     Se sa, vvanno a pportà ste grazzianate 6
A li piedi der Papa, e ’r Papa appizza, 7
Perché li strozzi nun zò mmai sassate.
              
     Er Papa è un cane avanti de ’na pizza:
Si sse la maggna, con chi la pijjate?
O ccor cane, o cco cquello che l’attizza.

no match[modifica]

Roma, 24 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Dazio d’ingresso.
  2. La cuppella è vaso di legno, frazione di un barile.
  3. Rappresaglia, picca.
  4. Lo stolido.
  5. Danari in genere.
  6. Suggestioni onde rendersi accetto.
  7. Appizzare: farsi avanti, accedere.