Sonetti romaneschi II/La mojje martrattata

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Lo sposo protennente Santa Rosa

Pagina:Sonetti romaneschi II.djvu/375

LA MOJJE MARTRATTATA


 
     Porco bbú e vvia,1 tu cce sei stato a ccena,
E a mmé ’na pulentina rada rada
M’ha da serví de semmola e de bbiada, 2
E mme fai puro3 la cantasilena! 4
              
     E cche! mm’hai trova5 in mezzo d’una strada,
Io che tte fo da Marta e Mmadalena?! 6
Ma abbada7 veh, pporcaccio a ppanza piena,
C’una le paga tutte, Angiolo: abbada.
              
     Io sto a ccroscetta,8 e llui torna acciuffato 9
Co ’ggni sorte, pe ddio, de mastramucci! 10
Ah! nnun fà11 ccorna a tté ppropio è ppeccato!
              
     Sta’ attenta, fijjo,12 perch’io sarto er fosso. 13
Hanno ggià uperto l’occhi li gattucci: 14
Io fo tiratte15 er cazzo ar pettorosso.16

no match

Roma, 15 gennaio 1833


Note

  1. Bu e via, cioè bu e quel che segue della parola: insomma, senza complimenti, buggerone.
  2. D’ogni e solo cibo.
  3. Pure.
  4. Cantilena: qui, per “brontolio„.
  5. Trovata.
  6. Ti servo in ogni aspetto; da moglie e da fantesca.
  7. Bada.
  8. A digiuno: dal far la croce sulle labbra col pollice.
  9. Accipigliato.
  10. Stravaganze.
  11. Fare.
  12. Le donne si servono del participio feminino, parlando anche ad uomini.
  13. Rompo il freno.
  14. Mi sono illuminata.
  15. Ti fo tirare.
  16. Tirare il cazzo al pettirosso, o a pettirossi: vale “morire„.