Sonetti romaneschi II/La porteria der Convento

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La cresscita der zale e ddelle lettre Li sbasciucchi


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LA PORTERIA DER CONVENTO


 
     Dico:1 “Se pò pparlà ccor Padr’Ilario?„.
Disce: “Per oggi no, pperché cconfessa„.
“E ddoppo confessato?„ “Ha da dí mmessa„.
“E ddoppo detto messa?„ “Cià er breviario„.
              
     Dico: “Fate er servizzio, Fra Mmaccario,
D’avvisallo ch’è ccosa ch’interessa„.
Disce: “Ah, cqualunque cosa oggi è ll’istessa,
Perché nnun pò llassà er confessionario„.
              
     “Pascenza„,2 dico: “j’avevo portata,
Pe cquell’affare che vv’avevo detto,
Ste poche libbre cqui de scioccolata...„.
              
     Disce: “Aspettate, fijjo bbenedetto,
Pe vvia che, cquanno è ppropio una chiamata
De premura, lui viè: mmó cciarifretto„.3

no match[modifica]

Roma, 30 dicembre 1832 – Der medemo


Note

  1. Le voci dico e dire rappresentano nel discorso volgare le transizioni da uno ad altro interlocutore.
  2. Pazienza.
  3. Ora ci rifletto.