Sonetti romaneschi II/La vecchiarella ammalata

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Er legno a vvittura La loggia


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LA VECCHIARELLA AMMALATA


 
     ’Gnisempre peggio, pòra1 vecchia nostra:
Piú vva avanti, ppiú vva, ppiú sse sconocchia. 2
Già er barbozzo3 je tocca le gginocchia,
Bbe’ cc’abbi4 men’età de cuer che mmostra.
              
     Cuarc’oretta la passa a la conocchia,
E ’r restante der giorno spaternostra.
Pe spirito, héhé!, ppò ffà la ggiostra,
Ma ccala a vvista, e ’gni momento scrocchia. 5
              
     Di’, st’anno-santo cuanno l’hai viduta,
Nun poteva fà invidia a le sorelle,
Dritta come ’na spada, e cciaccaruta?
              
     E in zett’anni ggià vva co le stampelle;
E ssibbè cche ddio sa ssi è mmantenuta,
Se pò speralla ar lume: è ossa e ppelle.


All’osteria del fosso, 13 novembre 1832, Der medemo


Note

  1. Povera. Quando si usa, si annette con prestezza alla parola seguente con suono e in caso di compassione e di tenerezza.
  2. Si dissove, si scassina.
  3. Mento.
  4. Benché abbia.
  5. Crocchia.