Sonetti romaneschi II/La visita der Governo

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L'arca de Novè Li fichi dorci


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LA VISITA DER GOVERNO


 
     Du’ ggiorni doppo er fatto der cortello
Pe vvia de cuella Madalena affritta 1
Se presentò un Abbate e ’r Bariscello 2
Drent’ar mi’ catapecchio3 de suffitta.
              
     Disce: “Che nnome avete, bberzitello?„.4
Dico: “Una vorta me chiamavo Titta„. 5
Disce: “Ma Ttitta cuale?„ “Titta cuello
Che sse pulissce er cul co la man dritta„.
              
     Cqua cciarlonno6 un tantino tra dde sé;
E ddoppo, disce: “Chi cce sta cqui ggiú?
Dico: “La fia7 der coco de Sciamblè„. 8
              
     Disce: “Ho capito; e bbon zuàr monzú„. 9
Fesceno10 com’er Corvo de Novè
C’annò11 in malora e nnun ze vedde12 ppiú.13

no match[modifica]

Roma, 4 febbraio 1833


Note

  1. Maddalena affritta dicesi di ogni donna mesta. Ha una faccia da Maddalena affritta.
  2. Bargello.
  3. Stanzettaccia.
  4. Bel-zittello.
  5. Giambattista.
  6. Ciarlarono.
  7. Figlia.
  8. Chiablais.
  9. Boun soir, monsieur.
  10. Fecero.
  11. Andò.
  12. Non si vide.
  13. Questi ultimi due versi, scritti in lingua illustre, sono un furto da me fatto ad un sonetto di un mio amico. Confessiamoci.