Sonetti romaneschi II/La vita dell'Omo

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Er coruccio Fratèr caro I


[p. 372 modifica]


LA VITA DELL'OMO


 
     Nove mesi a la puzza: poi in fassciola 1
Tra sbasciucchi,2 lattime e llagrimoni:
Poi p’er laccio,3 in ner crino,4 e in vesticciola,
Cor torcolo5 e l’imbraghe pe ccarzoni.
              
     Poi comincia er tormento de la scola,
L’abbeccè, le frustate, li ggeloni,
La rosalía, la cacca a la ssediola,
E un po’ de scarlattina e vvormijjoni. 6
              
     Poi viè ll’arte, er diggiuno,7 la fatica,
La piggione, le carcere, er governo,
Lo spedale, li debbiti, la fica,
              
     Er zol d’istate, la neve d’inverno...
E pper urtimo, Iddio sce8 bbenedica,
Viè la Morte, e ffinissce co l’inferno.


Roma, 18 gennaio

no match[modifica]

1833


Note

  1. Il bambino in fasce dicesi sempre cratura in fassciola.
  2. Baci dati con insistenza.
  3. Cinghia attaccata dietro le spalle de’ bambini per sorreggerli ne’ loro primi mesi di cammino. Può presso a poco paragonarsi al tormento della corda.
  4. Canestro in forma di campana, aperto in alto e nella base, entro cui si pongono i bambini, che lo spingono col petto e tengonsi ritti in esso nel camminare.
  5. Salva-capo contro le cadute.
  6. Vormiglioni: vaiuolo.
  7. Digiuno ecclesiastico che principia all’anno ventunesimo.
  8. Ci.