Sonetti romaneschi II/Le laggnanze

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Er pupazzaro e 'r giudio L'avaro ingroppato

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LE LAGGNANZE


 
     Già le sapemo tutte le cuarelle 1
Che smòveno2 cqua e llà li ggiacubbini;
Ch’er Governo è una torre de Bbabbelle:
Che tutto l’ojjo va ne li lumini: 3
              
     Ch’er Zantopadre è un capo d’assassini:
Che dder popolo suo ne vò la pelle:
Che cquanno l’omo nun ha ppiú cquadrini
L’arricchisce cor cressce le gabbelle:
              
     Che cqua ssemo in ner Ghetto de la Rua: 4
Che li sudditi porteno l’imbasti, 5
E ’r vino se lo bbevono uno o ddua...
              
     Che?! Aspetta6 ar Papa de toccà sti tasti,
Perché ne sa ppiú er matto a ccasa sua
Ch’er zavio a ccasa d’antri:7 e cquesto abbasti.


Roma, 26 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Querele.
  2. Agitano.
  3. I cappelli triangolari de’ preti, consimili di forma a certe lampadette di terra-cotta, ad uso di luminarie, dette lumini.
  4. Parte e porta del Ghetto, ossia ricinto degli Ebrei, riputati gente avara e frodolenta.
  5. I basti.
  6. Spetta.
  7. Proverbio.