Sonetti romaneschi II/Le lingue der Monno

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Le indiggnità Terzo, santificà le feste


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LE LINGUE DER MONNO


 
     Sempre ho ssentito a ddí cche li paesi
Hanno oggnuno una lingua indifferente, 1
Che dda sciuchi2 l’impareno a l’ammente, 3
E la parleno poi per èsse intesi.
              
     Sta lingua che ddich’io l’hanno uguarmente
Turchi, Spaggnoli, Moscoviti, Ingresi,
Burrini,4 Ricciaroli, Marinesi,
E Ffrascatani,5 e ttutte l’antre ggente.
              
     Ma nnun c’è llingua come la romana
Pe ddí una cosa co ttanto divario,
Che ppare un magazzino de dogana.
              
     Per essempio noi dimo ar cacatore,
Commido, stanziolino, nescessario,
Logo, ggesso,6 ladrina7 e mmonziggnore.

no match[modifica]

Roma, 16 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Differente.
  2. Ciuchi: piccoli ragazzi.
  3. A mente.
  4. Villani di Romagna.
  5. Naturali della Riccia, già Aricia, da Aricia druda di Ippolito; abitanti di Marino e di Frascati, terre vicino a Roma.
  6. Cesso.
  7. Latrina.