Sonetti romaneschi II/Li richiami

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LI RICHIAMI


 
     Strilleno le province tutte cuante
Ch’er zor Papa, a l’impieghi, arza la feccia;
E ’r zor Papa fa orecchia da mercante, 1
E llassa pivolà2 lla crapareccia. 3
              
     Va bbe’ cc’oggni Prelato oggi è ggargante, 4
Ma è ppuro gran faccenna penzareccia 5
De trovà un prete che nnun zii bbirbante.
Tempo de caristia, pane de veccia. 6
              
     Ecchete7 poi perché nnoi poverelli
Ciavemo da iggnottí8 ttutti sti cardi,
Ch’er zor Papa poteva prevedelli.
              
     Mó li vorebbe fà ppassi gajjardi:
Ma ssó ccastell’in aria sti castelli.
Farà un buscio nell’acqua:9 è ttroppo tardi.


Roma, 28 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Non bada: proverbio.
  2. Pivolare: per “querelarsi, gidare„.
  3. Caprareccia: gregge di capre, il nome della quali si dà qui a genti spregevoli.
  4. Ribaldo.
  5. Faccenda da dar pensiero.
  6. Proverbio.
  7. Eccoti.
  8. Ci abbiamo da inghiottire.
  9. Proverbio.