Sonetti romaneschi II/Li teatri de mó I

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Er vecchio Er ricurzo ar presidente

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LI TEATRI DE MÓ I


 
     Che vvò’ annà! Ttordinone1 è una porcara
Che mme pare er teatro de le palle: 2
Va’ a Crepanica:3 è cchiuso. Va’ a la Valle,
E nnun ce trovi ppiú la piccionara. 4
              
     Pe ccocciòli5 viè ffora una caggnara
De lanternini-a-ojjo de le stalle! <ref>S’intendono le due lumiere che sorgono belle accese tra l’orchestra e la scena, succedute ai tegami di sevo, ecc., che anticamente usciva un falegname ad accendere, vestito nel suo proprio abito alquanto

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sudicetto, e parlando ad alta voce coi suoi confratelli sparsi qua e là pel teatro in altre faccende. </ref>
Ar zoffione6 je schiaffeno a le spalle
Un zoffiettone da soffià la fiara! 7
              
     Vò’ annà in pratea? te danno un bullettino
Che ppe ttrovatte er posto hai d’annà a scola
E imparatte a l’ammente l’abbichino! 8
              
     Llí ppoi come un pupetto in vesticciola,
Sbarrato fra ddu’ tavole e un cusscino,
Fai la cacca e la pisscia a la ssediola!9

no match

Roma, 20 gennaio 1833


Note

  1. Vedi il Sonetto...
  2. In questo teatro, rinnuovato con gran dispendio dai duchi Torlonia, sono state poste delle palle indorate sui parapetti tra l’uno e l’altro di tutti i palchetti. Avvertasi qui che il vocabolo palle è sinonimo di genitalia: diciamolo in latino per verecondia.
  3. Il Teatro Capranica.
  4. Nel luogo dell’ultimo ordine, sempre il più basso e indecoroso, in questo teatro rifabbricato si è praticata una galleria, sostenuta in giro da colonne, sulle quali si appoggia anche il lacunare del teatro.
  5. Così chiamavansi alcuni tegami pieni di sevo, che formavano, sino a non molti anni addietro, la illuminazione avanti alla scena.
  6. Suggeritore.
  7. Fiamma.
  8. Ad imparare a mente l’abbaco: allude ai biglietti numerati.
  9. Così è chiamato il mobile che serve di uso necessario ai bambini: e così è chiamato il luogo da sedersi in tutte le panche di Tordinona, e in alcune privilegiate di Valle.