Sonetti romaneschi II/Lo scallassedie

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Er diluvio da lupi-manari Le porcherie


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LO SCALLASSEDIE


 
     Già,2 pe ggodé cquarche ffiletto,3 mone 4
Lui puro5 me viè attorno co la mucchia. 6
Pe ddí lo disce c’ha bbona intenzione,
Ma a lo strigne li panni7 se la strucchia. 8
              
     Come me pò ppijjà cquer bigantone 9
Si nun ha antr’arte che sbatte la scucchia, 10
C’a cquer povero zio ch’è un bucalone 11
Proprio je succhia l’anima je succhia?
              
     Io je dico: “Ma ttrova cuarche ssanto: 12
Chi ddorme, Toto mio, nun pijja pesce„; 13
Ma llui d’udienza me ne dà ssai cuanto!
              
     Mamma poi fiacca fiacca14 me se n’esce: 15
“si è rrosa fiorirà„.13 Bbrava! Ma intanto
Magna cavallo mio che ll’erba cresce.13


30 gennaio 1832 - Der medemo


Note

  1. Sposatori, longanimi.
  2. Sì certo.
  3. Utilità di favori.
  4. Adesso (mò).
  5. Pure.
  6. Co gli altri.
  7. Stringere i panni addosso, vale: “pressare„.
  8. Volge le spalle, si allontana.
  9. Sfaccendato, vagabondo.
  10. Sbattere la succhia (il mento): mangiare.
  11. Baccellone.
  12. Ingégnati, prendi aderenze.
  13. 13,0 13,1 13,2 Proverbi.
  14. Con flemmatica disinvoltura.
  15. Esce dicendo.