Sonetti romaneschi II/Lo scozzone

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Lo scozzone

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Er Cardinale Er marito stufo I


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LO SCOZZONE


 
     Tu ssai dov’è Ssan Nicola in Narcione: 1
Bbè, a la svortata llí der Gallinaccio
Er cavallo je prese un scivolone,
Turutuffete,2 e llui diede er bottaccio. 3
              
     Ecco si cche vvor dí mmontà un sturione, 4
Mette la vita in mano a un cavallaccio:
Coll’antri è annato via sempre bbenone:
Co cquesto è ito ggiú ccom’uno straccio.
              
     Restò ggelato, povero Cammillo!
Ce s’incontrò er decane de Caserta 5
Che nu l’intese fà mmanco uno strillo.
              
     Disce Iddio: Morte scerta, ora incerta:
Chi er risico lo vò, ribbinitillo 6
Omo a ccavallo sepportur’uperta.7

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22 gennaio 1832 - De Pepp’er tosto


Note

  1. Via di S. Niccola in Arcione, accanto alla quale chiesa è la via del Gallinaccio.
  2. Parola d’uso, per esprimere il rumore della caduta.
  3. Precipitò sonante.
  4. Cavallo magro.
  5. Il servitore decano del Duca di Caserta.
  6. “Qui amat periculum, peribit in illo„. (Libri ecclesiastici, III, 27).
  7. Proverbio.