Sonetti romaneschi II/Lo sfasscio

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Una sciarabbottana Le mmaschere eccresiastiche


[p. 319 modifica]


LO SFASSCIO


 
     Jer notte, a mmezzanotte, su a Ccimarra, 2
Aggnédero3 pulito4 in zei perzone,
E ffésceno un ber buscio in ner portone
De cuer bravo maestro de chitarra.
              
     Sfilato che ppoi n’ebbeno la sbarra,
J’entronno in casa senza suggizzione;
E jje portonno via tutto er mammone, 5
Ammazzanno lui prima pe ccaparra.
              
     Cuesto lo so ppe bbocca de Noscenza, 6
Serva der morto, c’arimase viva
Agguattànnose sotto a una credenza.
              
     Ma ssò ccose da fasse in commitiva?
Nun fuss’antro, dich’io, l’impertinenza
D’ammazzà un galantomo che ddormiva!


Roma, 6 gennaio 1833 - Der medemo


Note

  1. Rottura di uscio.
  2. Contrada di Roma, così nominata dalle case dei conti Cimarra.
  3. Andarono.
  4. Bravamente.
  5. Il danaro: parola di provenienza scritturale.
  6. Innocenza.