Sonetti romaneschi II/Lo sposo protennente

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
La lègge La mojje martrattata


[p. 364 modifica]


LO SPOSO PROTENNENTE


 
     Vedessi2 er zor Cajella3 spirlongone, 4
Er zor Palamidone5 stennardino, 6
Come stava a smiccià7 cco ll’occhialino
Er babbio8 e ’r fiocco de le mi’ padrone?
              
     Vedessi cuanno fesce er bell’inchino,
E cco le granfie9 de gatto mammone
Se cacciò er fongo10 for der coccialone, 11
Che jje sce venne appresso er perucchino?
              
     Che zzeppi tiragrosi12 eh? ma cche zzanne!
Che zzoccoli!13 che stinchi! che llenterne! 14
Nun pare una tartana a Rripa-granne? 15
              
     La padroncina mia nu lo pò sscerne 16
E ssi17 lo sposa, pover’omo a ccanne!
Rivedemo la storia de Lioferne. 18

no match[modifica]

Roma, 15 gennaio 1833

Note

  1. Lo sposo (o chiuso) pretendente.
  2. Vedesti.
  3. Di aspetto goffo e di modi e vestimenti antiquati.
  4. Lungone, altaccio.
  5. Uomaccione maltagliato.
  6. Lungo e sottile, come stendardino che precede le compagnie di confratelli che convogliano un morto.
  7. Osservare.
  8. Viso.
  9. Artigli.
  10. Cappello.
  11. Testa.
  12. Mani secche, chiragrose.
  13. Piedi.
  14. Occhi.
  15. Porto maggiore del Tevere.
  16. Soffrire.
  17. Se.
  18. Oloferne.