Sonetti romaneschi II/Lo stato de lo Stato

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Li richiami Pare una favola!


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LO STATO DE LO STATO


 
     È vvero che nnoi semo sderelitti, 1
Ma ccosa ha dda fà er Papa co sta freggna 2
De debbiti, de smosse3 e dde delitti
Tutto pe vvia de sta settaccia indeggna?
              
     Dico, cos’ha da fà? Pprova, s’ingeggna,
Va ttra una goccia e ll’antra,4 attacca editti,
Opre e sserra bbottega, impeggna e speggna,
S’ajjuta co l’apparti e cco l’affitti. 5
              
     Però, ppe quanto dichi e cquanto facci,
Pe cquanto s’arranchelli6 a ddà la leva,
La pietra nun ze move, e ssò affaracci.
              
     Ah! ddisse bbene un omo che ddisceva
C’oggi l’editti cqua ssò ttutti stracci
Che un Papa mette e un stracciarolo leva.

no match[modifica]

Roma, 28 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Rifiniti, prostrati.
  2. Flagello.
  3. Commozioni.
  4. Va tra un male e l’altro, per evitarli entrambi. Questa frase indirizzasi in Roma scherzevolmente a chi si espone alla pioggia senza ripari.
  5. Gli appalti e gli affitti possono attualmente chiamarsi, se non il primo, il secondo flagello pubblico.
  6. Si arrampicichi, si sforzi.