Sonetti romaneschi II/Lui!

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La madre der borzaroletto Li padroni de Cencio


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LUI!


 
     Io e ll’asino mio!1 In oggni cosa
Ve sce ficcate voi pe Ccacco immezzo. 2
In ogni freggna3 sce mettete un pezzo
Der vostro, e jj’appricate la scimosa. 4
              
     Ma, ffratèr caro! e ssete stato avvezzo
Co sto po’ dd’arbaggía5 prosuntüosa?
Tutto sapete voi! ggnente ha la dosa, 6
Si pprima voi nun je mettete er prezzo!
              
     “Io vado, Io viengo, Io dico, Io credo, Io vojjo:
L’ho ffatt’Io, l’ho vvist’Io, sce sò annat’Io...„.
Pe ttutto sc’entra l’Io der zor Imbrojjo.
              
     Chi ssete Voi? la tromma der Balío,
Er Papa, Marc’Urelio in Campidojjo, 7
La Santa Tirnità, Ddomminiddio?!

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Roma, 14 gennaio 1833


Note

  1. Così dicesi a chi pone sempre l’io in tutti i discorsi.
  2. Cacco in mezzo: chi si fa sempre innanzi, od occupa luoghi con altrui fastidio.
  3. In ogni discorsi.
  4. Applicar la cimosa: far la giunta.
  5. Albagia.
  6. Il suo dovere: il suo giusto.
  7. La statua equestre di Marc’Aurelio, che sorge in mezzo all’area del Campidoglio.