Sonetti romaneschi II/Papa Leone

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Er fornaro furbo Lo specchio


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PAPA LEONE


 
     Prima che Ppapa Ggenga annassi sotto
A ddiventà cquattr’ossa de presciutto,
Se sentiva aripète da pertutto
Ch’era mejjo pe nnoi che un ternallotto.
              
     Cquer che fasceva lui ggnente era bbrutto,
Cuer che ddisceva lui tutto era dotto: 1
E ’gni nimmico suo era un frabbutto,
Un giacubbino, un ladro, un galeotto.
              
     Ma appena che ccrepò, tutt’in un tratto
Addiventò cquer Papa bbenedetto
Un zomaro, un vorpone, un cazzomatto.
              
     E accusí jj’è ssuccesso ar poveretto,
Come li sorci cuann’è mmorto er gatto
Je fanno su la panza un minuetto.

no match[modifica]

Roma, 25 novembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Dir cose dotte equivale in Roma, in espressione, all’essere dotto.