Sonetti romaneschi II/Pare una favola!

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Lo stato de lo Stato Lo specchio der Governo


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PARE UNA FAVOLA!


 
     Appena er Papa disse chiaramente
Che, ssenza arimedià ssubbito ar male,
La Santa-Sede annava a lo spedale,
Cuanno nun je pijjassi un accidente;
              
     De posta oggni prelato e ccardinale,
Oggni patrasso e oggnantra bbona ggente, 1
Cùrzeno2 tutti cuanti istessamente
Co la lingua de fora ar Qui-orinale. 3
              
     E ttutti, incomincianno dar Vicario,
Disseno4 ar Papa: “Io do la mi’ abbazzia
Pe rriempicce5 er vòto de l’orario„. 6
              
     Cuest’è una storia che nnun è bbuscía.
Sor Indovinagrillo7 der Diario, 8
Dite la vostra, c’ho ddetto la mia.9

no match[modifica]

Roma, 28 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Nell’Ordine Circolare, dato il 20 dicembre 1832 sotto il N. 30571 dalla Segreteria di Stato a tutti i Capi-di-ufficio, onde avvertissero i loro impiegati subalterni della diminuzione degli stipendi, era espresso che l’alto Clero era spontaneamente andato ad offerire i suoi emolumenti ed averi pei pubblici bisogni.
  2. Corsero.
  3. Il Monte Quirinale, su cui è uno de’ palazzi pontifici.
  4. Dissero.
  5. Riempirne.
  6. Erario.
  7. Così è chiamato dal popolo l’Indovinala-grillo, libercolo di sorti, che se ne cavano mercé un facile calcolo guidato da una bussola aritmetica che rimanda a tanti versi divinatòri.
  8. Foglio ufficiale di Roma.
  9. Formula con la quale terminansi le favole da fanciulli.