Sonetti romaneschi II/Ruzza co li fanti, e llassa stà li Santi

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Er marito de la serva Lo scojjonato


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RUZZA CO LI FANTI, E LLASSA STÀ LI SANTI


 
     Chi tte lo nega? Ha un tantinèr dell’orzo, 1
Biastima un goccio,2 è un pò llesto de mano, 3
Penne p’er gioco,4 ha la passion der zorzo, 5
E jje cricca er mestier der paesano. 6
              
     De rimanente poi è bbon cristiano,
Sta scritto a la Madonna der Zoccorzo, 7
Donne nun po vvedelle da lontano,
E è ddivoto de San Carl’ar Corzo. 8
              
     Chi ppe cconosce l’ommini, commare,
Praffe,9 s’afferma a la prim’ostaria,
Pijja un cazzo pe un fischio,10 e nnun je pare.
              
     Tant’antri bbaron becchi11 bbu-e-via
Sò iti a tterminà sur un artare!...
Abbasta, nun entramo in Zagrestia!12

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23 gennaio 1832 - Der medemo


Note

  1. Alquanto dell’orso.
  2. Bestemmia un poco.
  3. Ladro.
  4. Inclina al giuoco.
  5. Sorso: il bere.
  6. Spia.
  7. Sodalizio in Roma.
  8. Lo stesso che gli altri Sancarli venerati in Roma in più chiese.
  9. Suono esprimente l’arrestarsi d’una cosa caduta.
  10. Proverbio.
  11. Con la e larga.
  12. Modo proverbiale, corrispondente al titolo di questo sonetto.