Sonetti romaneschi II/Santa Rosa

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La mojje martrattata L'immassciata de l'ammalato


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SANTA ROSA


 
     O llima,1 o rraspa, de sei anni o ssette
Santa Rosa era sciuca2 e annava a scola,
E ffascenno3 la cacca a la ssediola
Tirava ggiú mmiracoli a ccarrette.
              
     Ecchete un temporale! Le saette
Fioccheno che cce vò la bbavarola: 4
Cuanto scrocchia, per dio, ’na castaggnola 5
Dove lei lavorava le solette. 6
              
     Che ffa llei! stenne un braccio piano piano,
E, ccome fussi un tacco o uno spunterbo, 7
Striggne e tt’acchiappa la saetta in mano.
              
     Si8 era un’antra,9 meritava er nerbo;
Ma llei co Ddio ciaveva er soprammano 10
Santa Rosa de Lima de Viterbo.11

no match[modifica]

Roma, 15 gennaio 1833


Note

  1. Equivoco fra lima e Lima.
  2. Ciuca: piccina.
  3. Facendo.
  4. Ci vuole la bavarola: dicesi quando si mangiano frutta molto succose, le quali grondano d’ogni parte.
  5. Saetta.
  6. Qui per piante delle calze.
  7. Listello di cuoio, che si ricuce attorno alle scarpe rotte, fra il tomaio e la suola.
  8. Se.
  9. Altra.
  10. Ci aveva credito: n’era bene veduta: n’aveva autorità di favore. ecc.
  11. Altro equivoco, che di due cognite Sante Rose ne fa una sola.